Il cinema


Siamo all'entrata di un cinema di periferia.
Sulla porta c'è scritto ENTRATA LIBERA.
La gente entra numerosa, si accomoda in sala, guarda il film. Sarà inquadrato solo il pubblico, un po' da sotto in su, i volti rischiarati irregolarmente dalla luce dello schermo. Ci sarà un protagonista (che ora chiamerò P): si noterà la sua faccia fare le smorfie che si fanno quando si è immersi in un buon film e il racconto ci tocca e ci coinvoge. Le facce degli altri spettatori, intorno, saranno un po' sfocate, indefinite.
Il film è finito, il pubblico sfolla la sala seguendo un freccia che indica l'uscita.
L'uscita è diversa dall'entrata: un passaggio obbligato conduce alla cassa sorvegliata da due poliziotti.
La gente borbotta scontenta, ma, forse per la presenza degli uomini in divisa, si mette docilmente in fila per pagare.
La fila procede con lentezza esasperante, accompagnata da un generale monotono brusio.
E' il turno di P. I due poliziotti lo trattengono a un passo dalla cassa. Sono entrambi molto alti, anzi, sono proprio alti uguali e si direbbe che si somiglino. "Prego, ci dica cos'ha visto" intimano a P.
"Be', ho visto il film, come tutti" risponde P con sorpresa.
"Sì certo, intendiamo dire: che cosa ha visto nel film? Ci faccia una sintesi, elenchi i punti nodali della storia, le cose che l'hanno colpita."
P rimane per qualche attimo inebetito, poi confusamente pensa che quei due sono forze dell'ordine, sapranno quello che fanno e comunque è meglio non contraddirli. In uno sforzo di concentrazione espone il proprio personale riassunto del film, non trascurando di sottolineare molte delle affermazioni con "secondo me".
"Bene bene" annuiscono i poliziotti come confermandosi un sospetto. Poi uno dei due si volta verso la cassiera e dice "massimo", mentre l'altro fa cenno a P di andare a pagare.
La cassiera, impassibile, senza mai alzare lo guardo batte al computer e scandisce una cifra.
P è sconcertato: aveva sentito chiaramente che a quello prima di lui avevano fatto un prezzo del tutto diverso.
"Mi prende in giro?" protesta "Guardi che non sono uno scemo"
"Lo sappiamo benissimo" fa la cassiera continuando a guardare il monitor del computer.
I due poliziotti si avvicinano a P, con aria severa ma indulgente.
"E allora!" sta insistendo P "La gente entra qui pensando sia gratis e poi si trova questa fregatura all'uscita! Come se non bastasse, il tizio che è appena uscito è passato senza tanti interrogatori e ha pagato un quarto del prezzo che avete fatto a me! Ma che razza di cinema è questo!?"
"Si calmi" spiega con voce rassicurante uno dei due poliziotti: "questo è un cinema onesto. Si lasci dire che è ingenuo da parte sua pensare che quanto non si è pagato all'entrata non venga riscosso all'uscita."
"Ha mai sentito dire che qualcosa a questo mondo sia gratis?" aggiunge l'altro.
"Difatti è stato scritto entrata libera, non lo spettacolo è gratis" riprende il primo "il prezzo del biglietto non può essere lo stesso per tutti: questa sì che sarebbe un'ingiustizia! Durante la proiezione vengono monitorate le reazioni degli spettatori attraverso una tecnologia molto evoluta che registra e interpreta i più piccoli fremiti, la frequenza delle deglutizioni, le minime variazioni della postura del corpo; non parliamo delle risate e dei pianti.
Con questo sistema possiamo verificare cosa vede la gente: dopo accurati studi un'equipe dei migliori psicologi, sociologi e antropologi ha schematizzato i comportamenti in 4 tipi standard.
Alcuni spettatori vedono e ricordano la trama della storia, i nomi dei personaggi e le loro azioni.
Altri provano qualche emozione qua e là, che immagazzinano insieme ad alcune scene o immagini particolari.
Altri ancora colgono significati che trascendono la sequenza delle azioni riuscendo a leggerne anche il ritmo e l'estetica.
Infine, ci sono quelli che fanno collegamenti con l'esperienza personale e il bagaglio culturale, al punto di vedere nel film cose che il regista non c'ha messo. Noi li chiamiamo i visionari."
"Per farla breve" interviene il secondo poliziotto "i primi della lista sono quelli che pagano di meno; gli ultimi quelli che pagano il massimo.
Il signore che era alla cassa prima di lei era rimasto impassibile durante tutto il film: anzi, pare che si sia appisolato un paio di volte. Perciò gli abbiamo fatto il biglietto minimo. Lei invece... le abbiamo fatto quelle domande solo per un accertamento: quando uno spettatore mostra chiari segni di visionarietà i nostri sistemi lo segnalano: ma noi facciamo un piccolo test supplementare per essere sicuri che non si tratti di un soggetto affetto da tic nervosi o altri difetti comportamentali che potrebbero alterare la lettura delle sue espressioni corporee".
"Come vede, caro signore, questo è un cinema onesto" aggiunge il primo poliziotto "chi vede di più paga di più".

4 commenti:

Beppe Casales ha detto...

mi piacciono i gendarmi siamesi

blatero ha detto...

Idea interessante!!!
Il "cinema onesto" mi fa un po' paura. Fantasia vero?! Non profezia!?
:-P
alberto

Betta ha detto...

a Beppe: io li ho visti davvero!

a Blatero: mmmh... fantasia sì, profezia mah. Metafora forse? La storia, una volta scritta, appartiene al lettore. Di più non posso dire;-)

a tutti e due: grazie!

petpet ha detto...

bellissima questa storia!
io pagherei tantissimo però!!